Ho appena finito un
romanzo giudicato da più parti il migliore italiano nel suo anno di
pubblicazione - 2009. Si tratta de I cariolanti di Sasha Naspini (editore
Elliot, prezzo 16 euro, pagine 158).
Ho comprato questo romanzo perché ne aveva parlato bene Gianluca
Morozzi in un’intervista.
Essendo Morozzi uno dei miei autori italiani preferiti (secondo me per la quantità e la qualità di libri scritti, dovrebbe essere famoso e venduto tanto quanto Ammaniti, altro autore che apprezzo), incuriosito sono andato in libreria. Purtroppo I cariolanti non lo avevano sul momento, quindi ho dovuto ordinarlo e comprare un altro libro di Naspini invece disponibile, Cento per cento (editore Historica, prezzo 5 euro, pagine 95). Così in attesa del primo ho letto questo secondo libro. Storia di un ex pugile finito in galera perché giudicato colpevole dell’omicidio di sua moglie. Le prime 40 pagine di Cento per cento mi avevano convinto fino a un certo punto. La storia teneva. Filava bene. Ma mi sembrava raccontata con espressioni gergali che ammiccavano troppo al parlato americano. Ma dopo le quaranta pagine, chissà, forse mi ero assuefatto a questo stile, forse l'autore ha controllato meglio la sua prosa, fatto sta che il romanzo ha preso il volo e me lo sono divorato.
Poi è arrivato I cariolanti. Se Naspini fosse rimasto al livello di Cento per cento, sarebbe già andata bene, invece in questo romanzo è ancora meglio.
Come definire questo libro?
Forse noir. Ma si tratta di un noir atipico.
Mentre leggevo questo romanzo mi venivano in mente personaggi come Pacciani, Vanni, i compagni di merende coinvolti negli omicidi del mostro di Firenze. Personaggi grotteschi, irreali, quasi mostruosi e mitologici nella loro violenza estrema, uomini che hanno riempito cronache così terribili da farle sembrare favole nere. Pacciani aveva tutto del cattivo di una fiaba. Era un uomo che apparteneva a una società arcaica, contadina, un uomo che lavorava nei campi, violentava la moglie, le figlie, commetteva gesti orribili insieme ai suoi amici e infine partecipava ai delitti del mostro, uccidendo coppiette, mutilando orribilmente i corpi. Questo romanzo, scritto guarda caso da un toscano, ambientato per lo più in campagna, anzi, nel bosco della campagna, nella parte più segreta della campagna, da voce a un personaggio simile. Una creatura che sembra generata più dalla natura stessa, dalla vegetazione silvestre piena di ombre e di mistero in cui si trova a interagire, che da un rapporto tra uomo e donna. Un uomo che nel corso della sua esistenza commette atti orribili. La bravura dell'autore sta nell'arrivare laddove le cronache dei giornali non riescono, cioè nel farci entrare nella mente di un Pacciani - qui il protagonista si chiama Bastiano - attraverso una narrazione in prima persona basata sul parlato, su espressioni gergali, e farci comprendere come questa mente arrivi a concepire gesti così estremi. Ma non travisatemi, non si tratta di un romanzo psicologico, si tratta di una fiaba nera per adulti, una sorta di noir - se proprio vogliamo vederlo tale, com'è stato considerato da altri - ambientato in campagna anziché in città e che si legge d'un fiato. Davvero notevole.
Essendo Morozzi uno dei miei autori italiani preferiti (secondo me per la quantità e la qualità di libri scritti, dovrebbe essere famoso e venduto tanto quanto Ammaniti, altro autore che apprezzo), incuriosito sono andato in libreria. Purtroppo I cariolanti non lo avevano sul momento, quindi ho dovuto ordinarlo e comprare un altro libro di Naspini invece disponibile, Cento per cento (editore Historica, prezzo 5 euro, pagine 95). Così in attesa del primo ho letto questo secondo libro. Storia di un ex pugile finito in galera perché giudicato colpevole dell’omicidio di sua moglie. Le prime 40 pagine di Cento per cento mi avevano convinto fino a un certo punto. La storia teneva. Filava bene. Ma mi sembrava raccontata con espressioni gergali che ammiccavano troppo al parlato americano. Ma dopo le quaranta pagine, chissà, forse mi ero assuefatto a questo stile, forse l'autore ha controllato meglio la sua prosa, fatto sta che il romanzo ha preso il volo e me lo sono divorato.
Poi è arrivato I cariolanti. Se Naspini fosse rimasto al livello di Cento per cento, sarebbe già andata bene, invece in questo romanzo è ancora meglio.
Come definire questo libro?
Forse noir. Ma si tratta di un noir atipico.
Mentre leggevo questo romanzo mi venivano in mente personaggi come Pacciani, Vanni, i compagni di merende coinvolti negli omicidi del mostro di Firenze. Personaggi grotteschi, irreali, quasi mostruosi e mitologici nella loro violenza estrema, uomini che hanno riempito cronache così terribili da farle sembrare favole nere. Pacciani aveva tutto del cattivo di una fiaba. Era un uomo che apparteneva a una società arcaica, contadina, un uomo che lavorava nei campi, violentava la moglie, le figlie, commetteva gesti orribili insieme ai suoi amici e infine partecipava ai delitti del mostro, uccidendo coppiette, mutilando orribilmente i corpi. Questo romanzo, scritto guarda caso da un toscano, ambientato per lo più in campagna, anzi, nel bosco della campagna, nella parte più segreta della campagna, da voce a un personaggio simile. Una creatura che sembra generata più dalla natura stessa, dalla vegetazione silvestre piena di ombre e di mistero in cui si trova a interagire, che da un rapporto tra uomo e donna. Un uomo che nel corso della sua esistenza commette atti orribili. La bravura dell'autore sta nell'arrivare laddove le cronache dei giornali non riescono, cioè nel farci entrare nella mente di un Pacciani - qui il protagonista si chiama Bastiano - attraverso una narrazione in prima persona basata sul parlato, su espressioni gergali, e farci comprendere come questa mente arrivi a concepire gesti così estremi. Ma non travisatemi, non si tratta di un romanzo psicologico, si tratta di una fiaba nera per adulti, una sorta di noir - se proprio vogliamo vederlo tale, com'è stato considerato da altri - ambientato in campagna anziché in città e che si legge d'un fiato. Davvero notevole.

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